La scelta d’informarsi con coscienza.

La scelta d’informarsi con coscienza.

Dichiarata dall’Unesco nel 2015 e successivamente dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 2019, il 28 settembre si celebra la Giornata Internazionale per l’Accesso Universale all’Informazione, nata con lo scopo di sostenere il diritto di tutti di accedere liberamente all’informazione, di riceverla e produrla, in vista di una società attiva che sia conscia, efficace e inclusiva e che possa rivendicare e sostenere i diritti umani.

Quando parliamo d’informazione, ci rifacciamo a un tema ampio, vasto e ricco di sfaccettature inerenti importanti questioni, ma in quanto Agenzia di Comunicazione ci soffermeremo oggi su quelle che ci toccano da vicino.

Partiamo parlando dell’avvento delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) – ossia di tutti i metodi utilizzati per trasmettere, ricevere ed elaborare informazioni in maniera digitale – e di come il loro utilizzo sia divenuto ottimale e contrastante allo stesso tempo: se è vero che da un lato il divario informativo tra società economicamente e tecnologicamente impari è andato via via colmandosi, è vero anche che in alcuni casi si è purtroppo verificata una mancanza di omogeneità che, al contrario, ha accentuato problematiche già gravi in partenza. Per far capire ciò a cui ci riferiamo, prendiamo in esempio una delle più grandi innovazioni degli ultimi vent’anni: Internet.

Con la nascita di Internet, molti dei Paesi che hanno sempre camminato un passo indietro rispetto ai tempi hanno potuto riscattarsi, digitalizzandosi e arricchendosi. Contemporaneamente, però, non tutte le realtà sottosviluppate hanno avuto la possibilità di accedere al web, ritrovandosi così non più a uno ma a due gradini di distanza dal resto del mondo. È doveroso, in questo caso, aprire una piccola parentesi e spezzare una lancia a favore di questi Paesi, specificando che nella maggior parte dei casi la colpa è da imputare alle Istituzioni locali che né incoraggiano né permettono il progresso, preferendo che la popolazione continui a brancolare nel buio: come diceva il filosofo Francesco Bacone, sapere è potere, mentre un popolo ignorante (e quindi privo di potere) è facilmente manovrabile e gestibile. Internet, al contrario, consisterebbe in un mezzo troppo potente, un mezzo che aprirebbe gli occhi a centinaia di migliaia di persone che potrebbero all’improvviso ribellarsi, scombussolando le decisioni di chi governa ai piani alti.

Il secondo punto su cui vogliamo soffermarci riguarda la qualità dell’informazione odierna, e i pro e i contro che l’accompagnano. Quella di oggi è un’informazione libera, trasparente, accessibile e credibile, specchio delle democrazie moderne e liberali… o almeno così dovrebbe essere. Tralasciando il fatto che senza queste caratteristiche le Istituzioni risulterebbero poco attendibili (come purtroppo è successo e continua ad accadere), il sempre più frequente utilizzo delle ICT ha portato a un fenomeno tutt’altro che piacevole: la messa in discussione dell’attendibilità delle informazioni. Attualmente chiunque può produrre informazione e metterla a disposizione di tutti, ma questo privilegio ha portato al propagarsi di notizie veramente poco affidabili. Vediamo allora che al concetto di credibilità si lega quello di valore, valore di cui troppo spesso sono sprovvisti i contenuti che circolano liberamente e che impiegano pochissimo tempo a fare il giro del globo. Ecco quindi che quelli che avrebbero dovuto essere mezzi innovativi per una comunicazione immediata e fluida, sono purtroppo diventati terreno fertile di informazioni fraudolente, portando la società contemporanea a una continua rettifica dell’informazione stessa per garantire quella credibilità tanto promessa e predicata. Eppure anche in questo caso il problema sta alla base… o meglio, al vertice, il quale preferisce curare piuttosto che prevenire: limitare il potere dapprima concesso – e quindi la possibilità di produrre contenuti – sarebbe fuori discussione e controproducente per la società stessa, ma non guasterebbe affatto eseguire dei controlli sui dati resi fruibili in modo da bloccare l’avanzamento di quelli ritenuti scorretti.

Tutto questo ci porta a una considerazione importante, terzo punto nella nostra lista: sapere è un diritto, ma informarsi in maniera corretta diventa una scelta!
Là dove l’istituzione non riesce o non vuole arrivare in tempo per sfatare miti e leggende metropolitane che circolano di bocca in bocca, dovrebbe intervenire il nostro buon senso che, accompagnato da un pizzico di scetticismo e curiosità, ci porti ad approfondire le conoscenze su ciò che abbiamo scoperto. Insomma, mai fermarsi a una prima lettura frettolosa e superficiale, ma esaminare attentamente la questione in modo da constatare che sia davvero autentica. E se questa nostra analisi dovesse diventare parte integrante del processo conoscitivo, che ben venga! Avremo tutto da guadagnare.

Altra cosa da tenere in considerazione è la globalizzazione dell’informazione verificatasi con la comunicazione digitale, la quale ha portato allo sviluppo di una sorta di mondo parallelo: quello virtuale.
Per le persone che hanno i mezzi e le capacità di “abitarlo”, il web è quel luogo in cui dimora ogni tipo di informazione – necessaria e non; è quel luogo che appare molto più sicuro e confortevole del mondo reale e che, a dispetto dell’apparenza, nasconde insidie di ogni tipo. Eppure non c’è individuo che non navighi in Internet, fruendo delle informazioni in esso contenute e producendone a sua volta, percependo la necessità di connessione come primaria e insostituibile.

Avendo costruito un’attività che va avanti grazie a questo universo parallelo virtuale, il nostro consiglio è quello di prestare attenzione al tipo di informazione che si ricerca e ai dati cui attingiamo per incrementare il nostro sapere dato che, sfortunatamente, non sempre è tutto oro quello che luccica. Nonostante ciò, non smetteremo di sostenere il digitale e non smetteremo certo di riconoscere il grande potenziale che lo caratterizza.
Il nostro contributo risiede nell’impegno quotidiano per la realizzazione di una comunicazione digitale il più pulita possibile, che possa raggiungere facilmente il pubblico e che altrettanto facilmente possa essere capita, perché ogni singolo essere umano ha il diritto di arricchire il proprio bagaglio culturale.

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